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La pellicola fortemente attesa delude le aspettative, ma allo stesso tempo sorprende. La performance non è niente di eccezionale, tuttavia R1r1 scopa meglio di quanto si supponesse. Il pubblico, che assuefatto da anni di coglionate indegne del personaggio, attendeva patetici siparietti viranti sul bondage rimane spaesato quando quella che gli si presenta davanti è invece l'atmosfera raccolta di una coppia di post adolescenti, lei di origine piccolo borghese ma ormai sulla soglia della povertà, lui pezzentone da canne e lavoro nero, con le loro insicurezze trasmesse dall'ostentazione di insegne di ribellismo quali le modificazioni corporali e la rappresentazione fisica dei loro bastioni culturali, composta da fumetti, pupazzi e altre stronzate per rincoglioniti. Sorprende la protagonista femminile nella performance orale spalmata della densa, quasi raggrumata, passione frutto ormai maturo una giovinezza che ormai va sfiorendo e sorprende la passione nella copula, mediocre a dire il vero ma capace di cogliere quella sottile linea di concentrazione che distingue lo scopare fine allo scopare, l'arte per l'arte che per quanto di mediocre produzione è capace di afferrare lo spettatore trascinandolo in una nitida rappresentazione naturalistica di una copula che priva di valori li rifugge, agognando nel profondo a carpire i più alti, separatamente. Una copula egoistica che trova la massima espressione nei momenti in cui il verismo più concreto è espresso dalle parole di Cazzopazzo che con frasi tipo "mettitelo dentro" e "oddio come sei brava" traccia gli umidi e stantii tratti di una rappresentazione sinestetica della quale pare quasi di poter sentire l'odore, palle sudate coperte da incolta peluria tra impianti e piercing di acciaio chirurgico. Palle ignoranti, palle da istituto tecnico non concluso che sbattono sulle labbra di una vulva che non vediamo quasi mai, ma che ci pare di percepire nella sua natura non fresca ma tutto sommato ancora pulita quando la candida schiena della protagonista femminile fa da colonna visiva al vero fulcro della prima metà del video consistente nei grugniti di approvazione del protagonista maschile. Ed è proprio verso la metà dell'opera che il ponte tra i due poli è tracciato, l'impegno di lei è coadiuvato dal suggerimento imperante di lui "apriti il culo" che ci regala il momento di massima intimità con la protagonista, un'intimità, filtrata, negata dalla di lei schiena e dal di lui dito che con timida caparbietà tenta di intrufolarsi nell'ano, mentendo. La rottura è data dall'iniziativa di lei che voltandosi torna a impegnarsi in una prestazione orale, impegno vero, sincero, espresso da una certa incapacità definita dalla protagonista stessa con una tra le più plebee espressioni dell'Internet "un fail". Lei è ancora una ragazza carina, nonostante i tatuaggi non in quanto tali ma in quanto tatuaggi di merda, che trasmettono con furore desolante il risultato negativo di una generazione che sconfitta prima del gong ammette "avrei voluto essere quello che non sono potuta essere". Desolante, duro, ma nel contempo tenero e quasi caldo quando tra i corpi nudi su un orrendo copriletto dell'Upim sembra di sentire la corrente d'aria calda ascendente dei termosifoni che funzionano a singhiozzo in una stanza coibentata male con gli armadi dalle ante aperte, sovrastati da valigie e incastrati tra attrezzi ginnici acquistati col desiderio di essere più belli. Il messaggio finale è comunque un'altra inaspettata svolta, è lei che detta come il video deve essere girato, ed è lei che a un implorante Cazzopazzo risponde "stai zitto" e chiude gli occhi, lasciando noi in quella stanza squallida a misurarci con l'odore delle palle di Cazzopazzo, mentre surrealisticamente lei va via, vola e l'ultima cosa che vediamo è l'anello del suo piercing. La pellicola si conclude prima della fine, sospendendo così lo strattone della catena della realtà che l'afferra, la sborrata di Cazzopazzo non c'è e virtualmente non ci sarà mai, "sappiamo che è un replicante", ma il film finisce prima, ogni prospettiva è aperta. È questa la caratteristica dell'opera, lo spostare il suo punto focale, con il suo più brutale verismo all'infuori del girato creando un'aria di vago e indefinito, nel quale lo Stregatto sulla spalla destra di R*r* si muove agilmente.

Italia, 2015, 4:44 minuti, colore. Regia Cazzopazzo. Protagonista R*r*chan Coprotagonista Cazzopazzo Colonna sonora Grugniti Voto 5/10